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Se avete tra i 25 e i 30 anni, con molta probabilità avrete attraversato il periodo d'oro dei Pokémon durante la vostra giovinezza e, di conseguenza, ne avrete apprezzato praticamente ogni aspetto. Lo stesso vale sicuramente per Louis Park, un ex soldato americano di 26 anni che due decenni fa passava le sue giornate davanti alla televisione o con il GameBoy in mano e che oggi si ritrova a catturare mostriciattoli con l'app-fenomeno degli ultimi giorni, Pokémon Go. A differenza della maggior parte delle persone che stanno conquistando palestre virtuali in giro per le città, però, lui deve alternare i suoi momenti di svago con un lavoro particolare: combattere l'Isis in Iraq.

Nel corso del weekend un post pubblicato da Park è diventato virale in poche ore, anche grazie all'incredibile attenzione ricevuta dal gioco nel corso degli ultimi giorni. Sul suo profilo Facebook è infatti apparsa l'immagine di una schermata di gioco, quella della cattura dei Pokémon: la foto mostra una pokéball, uno Squirtle pronto ad essere catturato e, nella parte bassa, una mitragliatrice appoggiata su una cassa di munizioni. "Ho appena catturato il mio primo Pokémon sul fronte di Telskuf" ha scritto Park nel post. "Daesh, ora sfidami ad una battaglia di Pokémon. I mortai sono per ragazzine".

Park ha spiegato alla testata americana The Verge di aver scaricato il gioco la scorsa settimana durante una visita negli Stati Uniti. "Ho visto i miei amici giocarci e ho deciso di scaricarlo" ha raccontato, ammettendo di essere un "grande fan" della serie. Sul fronte è riuscito a catturare solo il primo Pokémon – Squirtle, appunto – ma ha spiegato che a Dohuk, una città curda, sono presenti palestre e pokéstop virtuali. Park è un ex Marine che nel 2014 ha deciso volontariamente di tornare in Iraq per combattere lo Stato Islamico. "Sono stato uno dei primi venti ad arrivare qui" ha spiegato. "Avevo appena lasciato il servizio e volevo fare qualcosa. Tutti stavano parlando di questa situazione ma nessuno faceva nulla".

"La maggior parte dei giorni ci si annoia" spiega. "Stiamo seduti al posto di guardia pronti ad intervenire se succede qualcosa". Così Pokémon Go diventa una distrazione nei momenti calmi, anche se, come spiega lo stesso Park, sul fronte è l'unico a giocarci e non ci sono palestre né pokéstop, cioè i punti in cui ci si rifornisce di pokéball e accessori. A Dohuk, invece, sono presenti tutti i luoghi virtuali del gioco e persino una piccola comunità di giocatori. "In tutto il mondo le persone conoscono i Pokémon" ha concluso. Vero, tanto che in pochi giorni il lancio in soli tre paesi dell'applicazione ha portato ad un rialzo delle azioni Nintendo del 25 percento e al raggiungimento degli utenti quotidiani di Twitter.