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Far Cry 5 è un buon gioco, ma una terribile analisi politica

Far Cry 5 ha provato in tutti i modi a far credere di avere qualcosa da dire. Lo ha fatto nei mesi precedenti la pubblicazione e lo continua a fare per tutto il gioco. Il problema è che la verità è ben diversa: l’ultimo episodio dell’ormai iconica serie di Ubisoft è una gioia da giocare, ma ha davvero ben poco da dire.
A cura di Marco Paretti
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Far Cry 5 ha provato in tutti i modi a far credere di avere qualcosa da dire. Lo ha fatto nei mesi precedenti la pubblicazione con le campagne pubblicitarie e lo continua a fare per tutto il gioco con i ripetuti riferimenti all'attuale situazione americana. Il problema è che la verità è ben diversa: l'ultimo episodio dell'ormai iconica serie di Ubisoft è una gioia da giocare, ma ha davvero ben poco da dire. Fin dal suo terzo episodio, l'aspetto narrativo di Far Cry ha ricoperto un ruolo fondamentale e, nel terzo e quarto capitolo, ha esplorato diversi aspetti psicologici attraverso modalità che, semplicemente, funzionavano. Con le premesse che hanno anticipato l'uscita di Far Cry 5 sembrava che Ubisoft si fosse decisa a compiere un salto ancora più ampio, andando a scomodare l'America di Trump, il suprematismo bianco e l'estremismo religioso. Ma nel gioco vero e proprio queste tematiche rappresentano solo un ricordo sbiadito.

Eppure tutti gli elementi erano corretti e potenzialmente esplosivi: il gioco si svolge in Montana, nel cuore degli Stati Uniti, e mette in campo un nemico – da sempre punto forte del brand – leader di una setta di fanatici di armi e di religione. Sembra un titolo pensato per parlare alla e della situazione statunitense, come peraltro hanno più volte sottolineato gli sviluppatori. L'idea d'altronde nasce dallo studio di un periodo che va dalla crisi economica del 2008 all'occupazione del Malheur National Wildlife RefugeMalheur National Wildlife Refuge nel 2016 da parte di un gruppo di militanti. Far Cry 5 vuole parlare di quest'America, ma lo fa tralasciando tutto ciò che è successo dopo, dalla marcia dei neonazisti a Charlottesville all'elezione di Trump, sottostimando il grande ruolo che poi hanno avuto le piccole città americane, qui rappresentate come mero cuore di una milizia locale guidata da un santone estremista.

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E se da un lato è vero che ci sono diversi riferimenti impliciti alla realtà – come la frase "Make Hope County great again" o un riferimento alla questione della "golden shower" legata a Donald Trump – il gioco non concretizza mai questi elementi, lasciando solamente un vago richiamo alla religione – non viene mai definita come Cristianesimo, anche se molti elementi portano a quello – e al neonazismo. Si parla di armi e di Dio, certo, ma mai in termini concreti. Elemento che rende ancora più paradossale la narrativa del gioco, dove ad un certo punto la resistenza di cui fa parte il protagonista sembra quasi più milizia conservatrice del culto che sta provando a debellare e che il gioco è costretto a mantenere nel lato "cattivo" facendo riferimenti a cannibalismo e altre amenità.

Sembra davvero di combattere non una milizia di estrema destra ma un gruppo di hippy armati che stanno vivendo il loro sogno di pace e amore. E violenza. Elemento che peraltro il gioco sottolinea quando svela che molti dei nemici combattono sotto l'effetto di una droga il cui effetto è quello di renderli degli zombie senza cervello, aprendo le porte ad un'interpretazione che avvicina la setta ad un gruppo di persone sotto LSD, riportando alla mente i tempi di Charles Manson più che quelli di Trump. Quella che poteva essere una lucida critica alla moderna America, in Far Cry 5 diventa solo una strategia comunicativa senza profondità. Un vero peccato, perché al di là della parte politica e narrativa il gioco è eccellente.

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Lasciando da parte suprematisti ed estremisti, la parte di meccaniche di Far Cry 5 funziona e spicca per l'ulteriore maturità raggiunta da un brand che da sempre ha fatto leva sulla possibilità di esplorare liberamente un enorme mondo di gioco. Nel quinto episodio questa libertà si fonde con una struttura di missioni che rende tutto il meno dispersivo possibile senza far perdere l'idea generale di libertà. L'esplorazione funziona, così come funzionano la parte d'azione e gli innumerevoli assedi alle roccaforti nemiche, anche grazie al supporto di companion (anche a quattro zampe) da reclutare in giro per Hope County. Davvero tutto della parte di gameplay di Far Cry 5, pur non rivoluzionando nulla, funziona egregiamente. Se solo non fosse per la storia. Lo scorso anno Wolfenstein 2 è riuscito a coniugare un ritmo frenetico e crudo ad un adattamento delle sue tematiche al mondo che ci circonda. Far Cry 5 non ci è riuscito, limitandosi ad infarcire la storia con riferimenti a Trump, armi e religione. Così quello che resta è "solo" un ottimo gioco da giocare.

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Giornalista dal 2002 specializzato in nuove tecnologie, intrattenimento digitale e social media, con esperienze nella cronaca, nella produzione cinematografica e nella conduzione radiofonica. Caposervizio Innovazione di Fanpage.it.
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