Il clima ancora freddo che caratterizza le giornate di questo febbraio sembra l'accompagnamento perfetto a quei momenti in cui ci si vuole solo ritagliare qualche ora per fuggire in mondi fantastici sul divano o sotto le coperte. Per fortuna il periodo appena passato nel settore videoludico ci ha regalato alcuni dei titoli più profondi e interessanti da questo punto di vista, che ci consentiranno, da soli e in compagnia, di trascorrere le ultime rigide giornate invernali affrontando mostri, esplorando il medioevo o avventurandosi per le piramidi egizie. Ecco 5 consigli per fuggire in altrettanti mondi fantastici.

Monster Hunter World

Una maturità in grado di trasformare un prodotto (di nicchia) estremamente forte in un prodotto mainstream che non tradisce le sue origini proponendo allo stesso tempo un'evoluzione su tutti i livelli. Monster Hunter World è quello che un fan della saga potrebbe sperare e tutto ciò che un neofita vorrebbe vedere in un titolo da sempre etichettato come difficile e poco indulgente con i nuovi giocatori. Le cacce agli enormi mostri selvaggi sono imprevedibili, le armi sono varie ed entusiasmanti da padroneggiare, tutto è equilibrato e né troppo complesso né troppo semplice. Il focus è passato da dover passare ore a cercare componenti per potenziare le armi al dover passare ore a cacciare, soprattutto in compagnia di altri avventurieri. Continua a non essere un gioco per tutti, ma di certo Monster Hunter World sa restituire enormi soddisfazioni a tutti i giocatori che gli concedono tempo e impegno.

Kingdom Come: Deliverance

Fuggire nel medioevo, come mai era stato possibile in un videogioco prima d'ora. Se da un lato una meravigliosa visione fantasy del periodo ci era stata offerta dal terzo capitolo della saga di The Witcher, con Kingdom Come: Deliverance si ha la possibilità di vestire i panni di un uomo nel vero senso del termine. È difficile, lento e spesso frustrante: bisogna cibarsi, ma non troppo; si devono riempire le giornate, ma ricordandosi di dormire; bisogna gestire i rapporti, ma ricordandosi di qual è il nostro posto nel mondo. Insomma, bisogna vivere nel medioevo, quello di cavalieri e guerre, ma anche di letame e povertà. Di certo Kingdom Come: Deliverance non è un gioco che può essere affrontato con la stessa leggerezza di altri prodotti, ma se gli si concede la giusta dose di impegno può regalare una profondità che pochi giochi riescono ad offrire. Per trovarla bisogna scavare a fondo, come le mani e senza aiuti.

Assassin's Creed: Origins

L'anno sabbatico di Assassin's Creed ha dato i suoi frutti. La serie di Ubisoft era diventata pesante, ripetitiva e sempre meno intrigante agli occhi dei giocatori. Con Origins, dopo aver saltato l'uscita del 2016, la casa di sviluppo è tornata ad innovare, modificando radicalmente controlli, approccio e setting, utilizzando le larghe distese desertiche e gli intricati cunicoli delle piramidi egizie per narrare la storia di un Medjay, una sorta di "sceriffo" egiziano alle prese con il sentimento di vendetta per l'uccisione del figlio e con la ribellione di Cleopatra. Un capitolo finalmente intrigante che ha peraltro il pregio di introdurre la serie alle nuove possibilità tecniche offerte dalle versioni "potenziate" di Xbox One e PlayStation 4. Su Xbox One X Origins è semplicemente uno spettacolo.

PlayerUnknown's Battlegrounds

Se la maggior parte dei giochi fin qui citati fanno leva su ambientazioni fantastiche o storiche, quello proposto dal fenomeno mediatico PlayerUnknown's Battlegrounds è di certo un setting ben più moderno e dinamico. L'impostazione è quella dei Battle Royale, cioè "competizioni" dove un determinato numero di giocatori – in questo caso 100 – vengono lanciati disarmati su un'isola deserta con un unico obiettivo: essere l'unico superstite. PUBG non offre molto di più, se non un'isola piena di armi e vestiti, una tempesta che si restringe e costringe tutti i giocatori a recarsi verso un punto e tanta ansia. È un concetto semplice, ma che ha fatto esplodere un fenomeno, soprattutto su Twitch e YouTube dove le dirette e i gameplay hanno avuto un successo enorme, sospinto soprattutto dal susseguirsi di tempi lenti e ritmati, che passano dalle fasi di spostamento attento alle sparatorie.

Shadow of the Colossus

La quinta esperienza è una di quelle con la E maiuscola. Un tuffo nel passato con una riedizione in alta definizione che non solo fa onore al titolo artistico di Fumito Ueda, ma è in grado di far riassaporare un titolo di oltre 10 anni fa che nel frattempo non è invecchiato affatto male. "Alcune montagne vanno scalate; altre vanno uccise" è uno degli slogan di un gioco passato alla storia per il suo stile iconico, i colossi enormi e variegati e un gameplay tanto minimalista quanto interessante. Un titolo perfetto per giornate fredde, magari accompagnato da una tazza di tè e un piatto di biscotti.