Esistono fenomeni che difficilmente possono essere contrastati. Tra questi, un esponente apparentemente immortale è certamente quello dei Pokémon, una serie che ha appena superato la soglia dei 20 anni senza dare segnali di incertezze o cedimenti, pronta ad affrontare le sfide future basandosi su fondamenta decisamente solide. Sono pochi i brand a poter anche solo pensare di raggiungere la fama dei Pokémon, che ormai ha invaso tutto il mondo con videogiochi, serie TV e divagazioni varie. Eppure proprio dall'interno potrebbe arrivare la sfida più grande, una sorta di successore spirituale che punta a raggiungere se non superare la fama ottenuta dai piccoli mostri tascabili: Yo-Kai Watch, pubblicato sempre da Nintendo su 3DS. In Giappone è già un successo incredibile, ma lo sarà anche in Italia?

Per certi versi le due serie hanno diversi punti di contatto: entrambe hanno un giovane protagonista, si basano sulla cattura di piccoli mostriciattoli e consentono di farli combattere tra loro. Ad una prima occhiata le saghe sembrano decisamente simili, quasi identiche. Eppure, a guardarle bene, le differenze ci sono eccome. A partire proprio da quelle che caratterizzano i Pokémon e gli Yo-Kai. Questi ultimi sono degli spiritelli della tradizione giapponese, creaturine affascinanti, divertenti e stravaganti che si nascondono dappertutto ma risultano essere invisibili agli occhi degli umani. Sono più di 245, ognuno dotato di una personalità unica spesso legata ad una paura o una debolezza.

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La differenza principale, quindi, è nella natura stessa dei piccoli mostri protagonisti del gioco, che, a differenza dei Pokémon, sono "unici". C'è poi la parte esplorativa basata, non potendo contare sulla vista del protagonista Nathan, su uno speciale orologio – lo Yo-Kai Watch, appunto – in grado di individuare e "catturare" gli esseri. In realtà, anche qui, il termine catturare è errato; saranno gli stessi Yo-Kai ad offrirci il loro servizio e la loro medaglia una volta convinti, sia combattendoli che offrendogli cibo o aiuto. Insomma, le differenze ci sono e l'impostazione di questa nuova serie potrebbe davvero impensierire Pikachu e Co.

Nuova per modo di dire, perché in Giappone gli Yo-Kai sono già sbarcati da un pezzo ottenendo un successo enorme. Tale è l'impatto mediatico ottenuto dal titolo – il gioco ha come target la fascia giovane dai 4 ai 12 anni – che a soli tre anni dal lancio ricorda sotto molti aspetti il successo dei Pokémon. Comprese serie TV, giocattoli e videogiochi per Nintendo 3DS. Che, nel paese del Sol Levante, sono già innumerevoli, mentre qui in Italia è appena sbarcato il primo episodio. 10 milioni i videogiochi venduti in Giappone, tre stagioni e oltre 110 episodi trasmessi della serie TV e infinite linee di giocattoli e altro merchandise in grado di generare più di 2 miliardi di euro. Merito anche dell'impostazione stessa della serie, basata cioè su un orologio che ricorda da vicino gli indossabili che ormai hanno invaso il settore tech. Un Apple Watch per il papà e uno Yo-Kai Watch per il figlio, quindi, nel nuovo tentativo di Nintendo di rapire i giovani nei suoi mondi sempre variegati e riusciti.

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Quello di Yo-kai Watch è un fenomeno ben radicato che per la prima volta sbarca in Italia con una forza apparentemente enorme, portando videogiochi, applicazioni per smartphone, giocattoli, vestiti, fumetti, serie televisive e persino un balletto che in Giappone è una vera e propria istituzione, al pari di leggende come Gnam Gnam Style: chiunque lo conosce e chiunque lo balla. Sarà così anche in Italia? Per scoprirlo bisognerà attendere ancora un po', lasciando che il brand attecchisca soprattutto tra i più piccoli. Sicuramente l'impegno promozionale è notevole e ben differente da quello che aveva caratterizzato i Pokémon al tempo del primo contatto con l'Italia. Basterà per raggiungere e superare il successo di Ash, Pikachu e gli altri mostri tascabili? Solo il tempo saprà dircelo. Nel frattempo, per sicurezza, forse è meglio impararsi i passi del balletto.