activision candy crush saga

Activision, publisher di titoli come  Call of Duty, Guitar Hero e Skylanders, ha acquisito la King Digital Entertainment dell'italiano Riccardo Zacconi, studio di sviluppo famoso per aver creato il fenomeno globale Candy Crush Saga. L'accordo, del valore totale di 5,9 miliardi di dollari, si basa sull'immenso network creato da King su Facebook e sui dispositivi mobile: i giochi prodotti dallo studio vengono giocati da circa 474 milioni di giocatori ogni mese. Activision possiede già alcuni tra i più grandi franchise videoludici, primo su tutti Call of Duty. La fusione con Blizzard avvenuta nel 2008 ha peraltro creato un vero e proprio colosso, Activision Blizzard, che gestisce anche serie storiche come Warcraft e Diablo.

La mossa offre all'azienda un accesso immediato ad una grossa fetta del mercato mobile, finora poco indagato dalla realtà americana, che da smartphone e tablet trae solo il 5% dei ricavi annuali. Da console e PC, quindi, l'attenzione si è (leggermente) spostata sul mobile nel tentativo di raggiungere sempre più giocatori. Con l'acquisizione di King, Activision può ora raggiungere più di mezzo miliardo di persone in 196 paesi del mondo, con potenziali ricavi pari a 36 miliardi di dollari entro la fine dell'anno. Ora resta da capire se questa mossa porterà dei benefici anche a livello ludico e non solo dal punto di vista monetario.

King, infatti, ha attraversato una fase che molti studi di sviluppo mobile hanno affrontato. Similmente a quanto successo a Rovio – lo studio di sviluppo responsabile della creazione di Angry Birds – anche King non è riuscita a creare un ulteriore titolo altrettanto di successo come Candy Crush Saga, tanto che ad oggi il gioco continua a generare circa un terzo dei profitti totali dell'azienda. Il rischio è che l'interesse dei giocatori continui a calare – cosa che peraltro sta già avvenendo, con un crollo del 13% di anno in anno – portando alla stessa crisi che ha coinvolto Rovio. L'acquisizione da parte di Activision, però, potrebbe modificare radicalmente la situazione, ma solo a patto che l'interesse nel mobile sia reale e non guidato solamente da una motivazione economica.