Resident Evil ricomincia dal passato per tornare ad innovare. Riproporsi di rilanciare la serie dopo due episodi che hanno segnato una svolta action poco apprezzata dal pubblico non era di certo semplice, tanto più se la scelta di rivoluzionare il brand ha fin da subito sottolineato la volontà di farlo nei dettagli più intimi della serie come la visuale di gioco e l'approccio stesso della narrazione. Un cambiamento drastico, però, era fondamentale: i tempi in cui Resident Evil era davvero rilevante sono lontani e la fama del gioco horror per eccellenza è stata pian piano messa da parte dalle nuove proposte, molto più audaci e viscerali rispetto a quella di Capcom, che nel frattempo era diventata sempre più action e poco interessante agli occhi dei puristi dell'horror. Resident Evil 7, invece, sceglie di tornare alle origini ma senza perdere d'occhio il futuro.

Dei primi, leggendari Resident Evil ci sono gli elementi più importanti: l'inventario limitato, tanti enigmi da risolvere e la necessità di ritornare più volte sui propri passi. Dagli horror contemporanei, invece, eredita innanzitutto la prima persona: la visuale in soggettiva rappresenta ormai il fulcro di ogni horror moderno, da Outlast a Condemned, fino all'ormai cancellato P.T. Titoli che, nonostante lo stesso approccio visivo, non sempre condividono con Resident Evil 7 la stessa atmosfera. Che resta terrorizzante (e soprattutto disturbante), ma per motivi diversi. La nuova generazione di giochi horror propone un terrore che può essere definito come viscerale e intimo, mentre Resident Evil 7 riesce a recuperare le disturbanti atmosfere dei primi attualizzandole con notevole abilità.

E pensare che lo scivolone era dietro l'angolo: le demo pubblicate finora da Capcom, viste con gli occhi di chi ha giocato il titolo completo, riuscivano incredibilmente a non lasciar trasparire i punti forti del gioco e, anzi, limitarne l'appeal. Diciamolo chiaramente: le demo non rendono per niente giustizia a quello che è un ottimo horror, alla sua storia e alle più che riuscite atmosfere. Ce ne si accorge dopo poche ore di gioco, quando tutta la storia viene contestualizzata all'interno della misteriosa famiglia Baker, composta da strani individui posseduti, o almeno così pare dai primi momenti, da una strana entità. Il protagonista, Ethan Winters, si ritrova all'interno della loro magione in Louisiana alla ricerca della moglie Mia, figlia dei Baker data per dispersa. È qui che comincia il suo incubo. E quello dei giocatori.

Inutile girarci attorno: Resident Evil 7 va giocato per comprendere come Capcom sia riuscita a ridare vigore ad una serie che sembrava aver già dato tutto. Invece, pescando da passato e presente, ha messo in tavola un'avventura godibile, misteriosa e che riesce ad utilizzare il terrore in maniera intelligente, stuzzicando continuamente i giocatori con piccoli elementi lasciati qua e là, facendo intuire la presenza di "qualcosa" senza (quasi) mai farla vedere. Almeno fino a quando non arriva l'affondo finale, quello che inevitabilmente porta ad un salto (e anche bello alto) sulla sedia.

In questo Resident Evil 7 si dimostra ancora una volta maestro, soprattutto quando si parla di inaspettato. Il gioco mette fin da subito le cose in chiaro: nonostante ci si ritrovi a ripercorrere più volte strade già percorse, l'inatteso è letteralmente dietro l'angolo e rende ogni ritorno sui propri passi un salto nel vuoto che può portare ad una costante sensazione di disagio e ansia. Insomma, Resident Evil 7 funziona, e anche parecchio bene. Un po' perché coglie alla perfezione quelli che sono stati gli elementi chiave dei primi capitoli, un po' perché gli sviluppatori si sono chiaramente lasciati ispirare dai capolavori horror del cinema. Basti pensare ad una scena ormai mostrata più e più volte nei trailer e appartenente ai primi momenti di gioco: l'agghiacciante cena con i Baker, con rimandi piuttosto decisi all'altrettanto terrificante pranzo di Non aprite quella porta. Ciò che convince è il fatto di ritrovarsi catapultati in scene del genere senza apparente protezione. Lo stesso protagonista è ben lontano da quelli militarmente preparati dei vecchi capitoli, come Jill Valentine e Chris Redfield.

Se tutto ciò non bastasse a rendere l'esperienza un toccasana per tutti gli amanti dei survival horror, Resident Evil 7 consente di giocare tutta l'avventura in realtà virtuale utilizzando il PlayStation VR su PlayStation 4. Non è obbligatorio né particolarmente consigliato – difficile percorrere tutte le oltre 10 ore di storia immersi nella realtà virtuale – ma rappresenta una gradita aggiunta che può rendere alcuni passaggi ancor più emozionanti. Il consiglio è quello di provare brevi sessioni in realtà virtuale, ma di giocare il grosso del gioco in modalità tradizionale. Questo anche per l'ottimo lavoro di narrazione svolto da Capcom, che in VR può perdersi tra visuali non sempre in posizioni adatte. Sono passati 20 anni dall'uscita del primo episodio della serie, che nel tempo ha sempre cercato di innovarsi perdendo troppo spesso la strada, soprattutto negli ultimi due capitoli. Ci voleva un ritorno alle origini, videoludiche e cinematografiche, per tornare di nuovo a stupire. E terrorizzare.