Chloe, Nadine e persino la "nuova" Lara Croft non sono perfette. Sono belle, certo, ma non perfette. Hanno la pelle rovinata, i fianchi un poco abbondanti e le braccia larghe. Sono donne vere, la cui raffigurazione non passa totalmente attraverso i filtri culturali che in ogni settore ne hanno deformato l'aspetto negli ultimi decenni. Lara ha rappresentato un ottimo esempio nell'ultimo episodio della serie Tomb Raider e ora, con Chloe e Nadine, è la serie "gemella" a trasformare la donna nella vera protagonista della storia, in questo caso l'ultima opera di Naughty Dog. Un compito non facile visto il passato della serie, da sempre caratterizzata da un carismatico protagonista maschile, Nathan Drake. Eppure, nonostante questo, in Uncharted: The Lost Legacy la presenza femminile non fa rimpiangere per niente il passato della saga.

Chloe Frazer e Nadine Ross sono due vecchie conoscenze di Uncharted: la prima non si vedeva dal terzo episodio uscito nel 2011, la seconda è stata introdotta come antagonista nell'ultimo capitolo, il quarto. Chloe è indiana, Nadine sudafricana. Chloe è simile a Nathan nel suo essere ironica, impulsiva e sarcastica, mentre Nadine è più impostata, seria e precisa. Entrambe sono forti e decise. Un contrasto che nel gioco rappresenta uno degli aspetti più riusciti della narrazione, che dapprima mostra due donne unite da una semplice collaborazione lavorativa per poi far evolvere il rapporto. Evoluzione che intelligentemente non passa solo dalle scene di intermezzo ma prosegue senza sosta anche durante le fasi di gioco con i continui dialoghi tra le due. Così The Lost Legacy si riempie di piccoli dettagli, come il fatto che le due protagoniste si chiamano dapprima con i loro cognomi, salvo poi cominciare ad usare i nomi quando il rapporto diventa più stretto.

La storia prende piede in India dove Chloe, quasi subito raggiunta da Nadine, è sulle tracce della Zanna di Ganesh. Un incipit simile a quello di tutti gli altri episodi, se non fosse che in questo caso la location è più importante di quanto si possa immaginare. Perché se è vero che inizialmente la spinta della protagonista sembra dipendere puramente dalla volontà di ritrovare un reperto storico, in seguito la ricerca diventa più personale e tradisce la volontà di preservare la storia del suo popolo in un momento difficile come la guerra civile ritratta nei primi momenti di gioco.

L'avventura diventa familiare quando dalle anguste – ma meravigliosamente riprodotte – strade di una zona di guerra si passa agli ambienti ampi e luminosi della giungla. In The Lost Legacy è presente il livello più grande mai sviluppato da Naughty Dog: non è enorme, ma presenta una dimensione ben bilanciata che consente una libertà di spostamento appagante e mai frustrante. Si raggiunge dopo la prima ora di gioco e, una volta messo a disposizione dei giocatori, consente di essere esplorato in ogni suo angolo utilizzando la Jeep già vista nel quarto episodio della serie.

È a questo punto che lo spin-off torna ad abbracciare tutte le caratteristiche della serie, compresi i momenti action che, come nel caso degli scorsi episodi, un po' stonano nella narrazione generale del gioco. Restano comunque segmenti divertenti da giocare, ma è innegabile che la forza di Uncharted risieda altrove, dalla narrazione agli indovinelli e le fasi platform. Ma forse il più grande pregio di The Lost Legacy è il fatto che dimostra la capacità della serie di andare avanti senza Nathan Drake, un elemento non scontato vista l'importanza dell'ormai ex protagonista. Quella di Uncharted 4 è stata l'ultima, perfetta avventura di Nathan e la forza dimostrata da Chloe in questo spin-off sottolinea chiaramente come ora la serie possa andare avanti sulle spalle di qualcun altro. Non resta che vedere chi sarà a raccogliere questa difficile eredità. Chissà, magari sarà davvero una donna.