Andy Warhol sale su un palco e si siede davanti ad un PC. Scatta e importa una fotografia di Debbie Harry, per poi cominciare a creare una delle sue immagini composte da colori estremamente saturi e da texture molto evidenti. "È grandioso" dice ad un certo punto, senza distogliere lo sguardo dal display. Sul grande schermo che sovrasta il palco il volto della Harry si modifica, passando dai colori naturali a quelli che caratterizzano tutta l'arte di Warhol. L'incarnato diventa blu, lo sfondo rosso acceso e i capelli gialli. È il 23 luglio 1985 e l'artista statunitense si trova davanti all'Amiga. Per la prima volta nella storia il mondo si ritrova a guardare l'innovativo computer prodotto dall'Amiga Corporation, maneggiato da un artista dalla fama mondiale che, pochi minuti dopo, spiegherà di non aver mai messo mano ad un computer fino a quel momento.

Sono passati 30 anni da quel giorno e nel frattempo l'Amiga è diventato un pezzo di storia dell'informatica. Ma quel momento di gloria è stato solo il punto di arrivo di uno sviluppo difficile e problematico, come spesso accadeva negli anni '80. Sviluppato dall'azienda Hi-Toro, poi divenuta Amiga Corporation, l'Amiga nasce come console videoludica: l'azienda ha finanziato lo sviluppo del suo chip costruendo controller per console e chiedendo un prestito all'Atari. Solo dopo il crollo dell'industria videoludica del 1983 il progetto dell'Amiga  cambiò per riflettere la nuova strada intrapresa dalla realtà americana: un computer a tutto tondo dotato di sistema operativo. Nasce così l'Advanced Multitasking Integrated Graphics Architecture, acronimo di Amiga.

commodore amiga warhol 30 anni

Il primo prototipo fu mostrato nel corso del Consumer Electronics Show di Chicago nel 1984, dove i creatori lo presentarono a tutte le principali aziende del settore. Compresa Apple, il cui fondatore Steve Jobs definì il dispositivo "troppo saturo di hardware". Ed era proprio Apple, che solo un anno prima aveva lanciato il primo Macintosh, a rappresentare il vero concorrente in un settore fino ad allora dominato da IBM ma sempre più rivolto verso l'innovazione. Per poter procedere con lo sviluppo, i dipendenti dell'Amiga Corporation dovettero ipotecare le proprie case.

Nel luglio dello stesso anno l'azienda fu acquistata da Jack Tramiel, al tempo proprietario di Atari, con un accordo che prevedeva il prestito di 500 mila dollari che, se non fossero stati restituiti entro un mese, avrebbe costretto Amiga a cedere tutta la propria tecnologia ad Atari. La svolta si ha proprio un mese dopo, quando la Commodore decide di acquisire l'Amiga Corporation per 27 milioni di dollari, estinguendo in questo modo il debito con Atari. A quel punto la strada è spianata per la produzione del primo vero Amiga, quello presentato sul palco il 23 luglio 1985 da un artista di fama mondiale come Andy Warhol. Commodore lanciò il computer sull'onda del successo del Commodore 64 e lo pubblicizzò come vero e proprio rivale dell'Apple Macintosh.

Commodore Amiga 1200 30 anni

Definito semplicemente Amiga, successivamente fu rinominato Commodore Amiga 1000; fu venduto ad un prezzo di 1.295 dollari ed era in grado di visualizzare 4.096 colori, aprire diverse applicazioni contemporaneamente e produrre audio stereo in 8-bit. Caratteristiche di tutto rispetto per l'epoca, che garantirono all'Amiga una superiorità tecnica notevole sulla concorrenza, cioè l'Atari ST, il Macintosh e l'IBM PC. Non che questo abbia portato ad un successo immediato; complice anche una scarna campagna promozionale, ad ottobre del 1986 erano stati venduti solo 150 mila Amiga. La stampa accusò l'azienda di aver gestito in maniera troppo confusionaria la comunicazione riguardante il computer, che altrimenti avrebbe potuto vendere molte più unità. Anche dal punto di vista videoludico l'Amiga non stupì: i giochi di successo vendettero circa 25 mila copie, mentre quelli destinati al Commodore 64 registrarono vendite tra le 125 mila e le 150 mila unità.

Questa situazione si trascinò negli anni fino al 1990, quando Commodore lanciò l'Amiga 3000. Nonostante l'ormai scarsa reputazione tra gli sviluppatori e i consumatori, il computer fu considerato come il modello meglio progettato dell'intera serie. Elemento che contribuì a fare impennare le vendite, che raggiunsero quota un milione in un solo anno: un terzo degli Amiga venduti fino a quel momento. Dopo ulteriori modelli e vari alti e bassi, il viaggio dell'azienda si fermò bruscamente nel 1994, quando i responsabili dichiararono bancarotta e Commodore andò in liquidazione volontaria. Era la fine di un'era, i cui strascichi proseguirono a lungo. Molti appassionati, infatti, continuarono a sviluppare applicazioni e giochi per Amiga.

Commodore Amiga 3000 30 anni

Per comprendere la passione degli utenti nei confronti del computer, basti pensare che in 19 scuole pubbliche del Michigan un Amiga 2000 gestisce da 30 anni i sistemi di climatizzazione. Passione che arriva fino ai giorni nostri grazie a due imprenditori italiani che, dopo essersi aggiudicati i diritti del nome Commodore, hanno annunciato l'arrivo di uno smartphone ispirato allo storico computer dotato di emulatore per giocare alle vecchie glorie uscite per Amiga. Insomma, in 30 anni l'Amiga ha attraversato momenti difficili e burrascosi, ma grazie alle sue innovazioni ha cambiato per sempre l'elettronica. Fautore di un processo innovativo che ha portato all'estremo lo sviluppo di applicazioni e videogiochi, l'Amiga a reso accessibili a tutti un processore grafico al tempo incredibile, un chip audio utilizzato tutt'oggi e un sistema operativo che ha in gran parte ispirato Windows. Un computer innovativo, ribelle e forse un po' incompreso. Ma ancora oggi attuale. Come l'arte di Andy Warhol.